Citazioni
“Una tolleranza di sì disparate correnti, come il trascolorare dello Ionio, non si è mai verificata in nessuna altra zona d’Italia. Quando si dice Puglia , non si deve mai confonderla con quella fascia del Salento , che giù, giù fino al Capo di Leuca, detta ancora Magna Grecia. Dove fino a pochi anni fa i portuali greci si lasciavano intendere nei dialetti indigeni di Calimera, Gallipoli ecc.”.
Carmelo Bene
“ Volo per la costa meno nota d’Italia: mi trascina una gioia tale di vedere che quasi son cieco. Qui infatti tutto minaccia di non essere: la costa piatta, i paesi arabo-normanni (arabi nella parte umile, normanni nella parte eletta, chiese e muraglie), il mare. Tutto è come bevuto, frastornato dalla luce. Riafferro la vita a Gallipoli. Misterioso centro, esistente, di una regione che non esiste. È del resto una città a sé, uno stato, un po’ come Cutro. Perfetta anch’essa come Taranto, protesa, biancheggiante, in un mare squisito, puro selvaggio. In quello slanciato ammasso di case bianche, inalennato da lungomari e da moli, la gente vive una vita autonoma, quasi ricca, si direbbe, quasi non ci fosse soluzione di continuità con qualche periodo della storia antica, che io non so, né faccio in tempo a capir:il demone del viaggio mi sospinge giù, verso la punta estrema.
Ci si arriva lentamente, mentre intorno la regione si trasforma, si muove in piccole ondulazione, si ricopre d’ulivi. Santa Maria di Leuca si stende lungo il mare con una fila di villini liberty, lussuosi, rosei e bianchi, incrostati d’ornamenti, circondati da giardinetti: sembrano appena abbandonati. Anche il grandioso lungomare davanti, calcinante, sembra appena lasciato in disuso: e, lassù, la grande rotonda scrostata. In un punto del lungomare, nel sole feroce, è fermo un torpedone, con una radio accesa. Un po’ di gente è seduta sui gradini di una costruzione pubblica, in un po’ d’ombra. Chiedo a due ragazzi, che sembrano studenti, chi viene a Santa Maria di Leuca.
“ Abbastanza gente - mi dicono- per lo più di Lecce: ci sono anche degli stranieri , che alloggiano a quella pensione”. E mi indicano una pensione bianca, di cui sembrano orgogliosi. “ Le ville invece sono dei baroni.” ”Ma ci vengono ancora?” ”Si, ci vengono: ma se ne stanno per conto loro: la sera si trovano tutti allo Yacht club, dove possono entrare solo loro, e ballano, e giocano a carte.”
Sono morto di caldo e di stanchezza: laggiù c’è uno scoglio che buca il mare sotto il faro del Capo. “Andiamo laggiù?” chiedo. Tutti contenti accettano, e il più giovane mi spiega: “ Quello scoglio divide il mare Ionio dall’adriatico!”. Ciò mi diverte. Partiamo sotto la fiamma del sole, e piano piano, come gli equilibristi, sulla gobba squamosa, rotta, aguzza dello scoglio, arriviamo sulla punta. Ma siamo altissimo sul mare: a destra lo Ionio, tremendo nemico, preumano, a sinistra il Caro dolce, domestico Adriatico. Scopro una specie di abisso, che fende lo scoglio fino alla schiuma del mare. “ Proviamo a scendere?” dico. I ragazzi fanno strada: ci caliamo, a piedi scalzi: giungiamo a una specie di terrazzetta naturale, liscia, scura. Lì c’è un cadavere. Enorme, giallo, glabro. Al nostro arrivo, il cadavere si muove, ci guarda, e, senza dir nulla, comincia a vestirsi, la canottiera, la maglia, i calzoni, i pedalini, i sandali. “Buongiorno!” dice, se ne va, inerpicandosi, polemico, misantropo, leggero. “È il barone C.” mi dice piano, uno dei ragazzi.”
Pier Paolo Pasolini
“Ci sono due grandi stereotipi da sfatare a proposito del concetto di territorio. C’è chi lo usa per motivi reazionari di matrice fascista, e chi lo considera un concetto per imbecilli attaccati ciecamente alla tradizione. Sono due interpretazioni sbagliate: in realtà il territorio è in continuo mutamento”.
Jonathan Nossiter
“Nella metà del secolo XV i pochi superstiti (coloni greci) s’erano rinforzati e rinnovati coll’aggregarsi i sopraggiunti Albanesi, e formavano una comunanza di interessi commerciali e religiosi che avevano il proprio culto nella chiesa di S. Nicolò dei Greci (Buon consiglio) e il proprio quartiere vicino a quello degli Ebrei.”.
Il “progresso” è dunque una nozione ideale (sociale e politica): là dove lo “sviluppo” è un fatto pragmatico ed economico.
Ora è questa dissociazione che richiede una “sincronia” tra “sviluppo” e “progresso”, visto che non è concepibile (a quanto pare) un vero progresso se non si creano le premesse economiche necessarie ad attuarlo.
Pier Paolo Pasolini
Ogni notte , tutta la notte , ci si sposta in macchina, seguendo le strade o le superstrade che solcano la penisola salentina. Così si arriva fino a Tricase, nella videodiscoteca Tam Tam, famosissima qui non solo per aver organizzato manifestazioni di garage band pugliesi , ma soprattutto la rassegna jazz che ha visto sul palco, tra gli altri Massimo Urbani, Steve Lacy e Lee Konitz. Oppure ci si sposta nei bellissimi paesini dalle cattedrali barocche per frequentare discoteche come il Ciak di Castrignano, l’Enoteca di Maglie, in cui si suona musica jazz, il Gatto Rosso di Melpignano, aspetto freak, luogo d’incontro di gruppi di teatro antropologico collegati alle esperienze di Eugenio Barba. L’impressione, dopo qualche notte perennemente scorazzati fra il Salento e la Grecia, è di una vita on the road consumata in pub, discoteche e bagni notturni fra l’Adriatico e lo Ionio, sotto un grande cielo meridionale sfavillante in ogni sua luce.
Pier Vittorio Tondelli
"...correvamo verso un punto preciso, un nome, uno scoglio, in cui con la Puglia finiva anche l'Italia. Ora la testa, la chioma dell'italia si sperde in monti e foreste di altri paesi, e i confini non si avvertono, ma il mare è l'infinito, il mare è il vero limite di un paese. Anche Reggio è alla fine della Penisola, ma subito dopo c'è l'isola e subito dopo l'Africa; non c'è tempo di perdersi. Ma a Leuca sì..."
Franco Antonicelli, "Finibusterrae"1954, in occasione di un viaggio in Puglia in compagnia di Italo Calvino
Finibusterrae di Vittorio Bodini
Vorrei essere
fieno sul finire del giorno
portato alla deriva
fra campi di tabacco e ulivi, su un carro
che arriva in un paese dopo il tramonto
in un'aria di gomma scura.
Angeli pterodattili sorvolano
quello stretto cunicolo in cui il giorno
vacilla: è un'ora
che è peggio solo morire, e sola luce
è accesa in piazza una sala da barba.
Il fanale d'un camion,
scopa d'apocalisse, va scoprendo
crolli di donne in fuga
nel vano delle porte e tornerà
il bianco per un attimo a brillare
della calce, regina arsa e concreta
in questi umili luoghi dove termini, Italia, in poca rissa
d'acque ai piedi d'un faro.
E' qui che i salentini dopo morti
fanno ritorno
col cappello in testa.